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Tecnopolimeri

Col termine tecnopolimeri (engineering plastics o engineering polymers) si indicano, in genere, le materie plastiche utilizzabili per molte progettazioni ingegneristiche e che possiedono, perciò, caratteristiche di resistenza e di rigidità sufficienti per consentire di adoperarle in sostituzione dei più tradizionali metalli. In essi, dunque, sono compresi anche i materiali termoindurenti. Più di recente, tuttavia, con tecnopolimeri si intendono solo i materiali termoplastici lavorabili con tecnologie convenzionali (engineering thermoplastics)– resine epossidiche, fenolo-formaldeide, urea-formaldeide, buona parte dei poliuretani, ecc., e anche il politetrafluoroetilene (PTFE) – eccetto cioè quelli termoindurenti. Questo secondo punto di vista ritiene che i tecnopolimeri debbano essere caratterizzati da stabilità dimensionale e dalla conservazione di buone proprietà meccaniche anche a temperature superiori a 100 °C. Esso, quindi, esclude in modo chiaro tutti quei polimeri di largo impiego e basso costo – generalmente indicati con l’espressionecommodity polymers – ma anche altri, come, per esempio, gli elastomeri termoplastici. Altre definizioni tengono conto anche del costo – che non deve essere eccessivamente elevato – escludendo quindi polimeri per usi speciali, che sono di alto costo e limitato impiego, detti advanced polymers. Da tutto ciò risulta molto difficile definire in modo univoco la cornice concettuale entro cui collocare i tecnopolimeri, anche perché questa può mutare nel tempo. In questo caso è stata adottata la definizione più restrittiva; vengono inoltre trattati solo i tecnopolimeri più importanti – poliesteri alifatici-aromatici, policarbonati, resine acetaliche, polifenileneteri, poliarilati, polisolfoni, poliimmidi, polisolfuri aromatici, polieterchetoni – nei quali sono stati inclusi il PET (polietilentereftalato) o le poliammidi aromatiche, la cui collocazione in questa classe può, stricto sensu, essere ritenuta discutibile. Di tutti vengono presi in considerazione, distintamente, gli aspetti generali, il tipo di polimerizzazione, le proprietà più caratteristiche (termiche, meccaniche, elettriche), le tipologie commerciali e le loro applicazioni più diffuse. Per quanto riguarda le modalità della loro polimerizzazione, una particolare attenzione viene rivolta alla polimerizzazione a stadi – che prevede la reazione fra uno o più monomeri, ciascuno dei quali possiede almeno due gruppi funzionali – in quanto è il processo dal quale si ottiene la maggior parte dei polimeri includibili nella classe dei tecnopolimeri, che, come è noto, sono particolari macromolecole a elevato peso molecolare.

Sebbene non trattata in maniera dettagliata per ogni singolo tecnopolimero, la lavorabilità è altrettanto importante delle altre proprietà ai fini del loro successo commerciale. Una buona lavorabilità presuppone la disponibilità di materiali con caratteristiche reologiche, e in particolare con una fluidità adeguata alla tecnologia di lavorazione prescelta, stabilità chimica nelle condizioni di lavorazione, alta velocità di cristallizzazione (per polimeri semicristallini impiegati nello stampaggio a iniezione). Solitamente le aziende rendono commercialmente disponibili diversi gradi per ciascun materiale, con proprietà reologiche adatte a differenti tecnologie di lavorazione.

Dicono di noi

Che bella azienda!!

Sono stato accolto benissimo e mi sono state subito proposte ottime soluzioni! Bravi!

Massimiliano

Che splendido lavoro!

Un lavoro ben fatto, anche nei minimi dettagli, la cosa che ci interessava di più!

Mario

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